Le Donne Divine


Ed.Garzanti.

Ha scritto Lorenzo Mondo:  . . . Sulla foresta immane che tutto accoglie nel suo grembo di umidori e radici, Renzo Rosso scrive le sue pagine più intense: l'uomo europeo che ne è uscito da millenni torna a penetrarla, ultimo ricettacolo di un continente che porta  il segno indelebile della conquista e della rapina. Non c'era idillio nell'alba, ma neanche nella fine di un mondo sul quale già si avventano i bulldozer……E' un romanzo aspro e forte, aromatizzato dalla metafora pervadente e suggestiva della foresta, sempre lì tornano i vaneggiamenti, i dialoghi spezzati, le avventure balenanti del vecchio protagonista . . .

donnedivine.jpg Ha scritto Giulio Nascimbeni: In una stanza d'ospedale torrida come l'ambiente che la circonda un uomo già oltre i settant'anni, Tommaso Pezzioli, sente avviocinarsi la fine; una vecchia ferita di arma da taglio si è sinistramente risvegliata. L'anno è il 1971, l'ospedale è situato ai margini della grande foresta venezuelana . . . dove occorre difendersi dagli scorpioni, dai ragni velenosi e dal gigantesco anaconda . . . questa è la situazione iniziale del romanzo; ma subito essa è movimentata e turbata dall'arrivo del nipote Giacomo Ranieri... perchè il giovane ha lasciato la propria città Trieste, per raggiungere l'uomo malato e solitario senza averlo mai conosciuto, perchè si è staccato dagli studi e dall'impiego,è Tommaso a porsi queste domande. La scena del romanzo non si sposta più dalla stanza. Eppure il giovane agisce come un demiurgo che determini una nuova realtà Non la guarigione, non un sollievo affidato ormai agli effetti della morfina, ma qualcosa di più febbrile e sconvolgente: la ricomposizione della dispersa esistenza di Tommaso, attraverso un dialogo quasi ininterrotto . . . Con il rigore che gli è naturale Renzo Rosso esprime, attraverso il personaggio, il suo rifiuto a una confessione e a una memoria che restino chiuse nel quaderno dell'ordinato bilancio, in una sorta di computisteria del ricordo. E così nel delirio assopito o bruciante di Tommaso entrano i sogni: dal terzo al settimo capitolo, che è l'ultimo, il testo viene anticipato da alcune righe, distinte con l'uso del corsivo. Sono brevi ouvertures, dominate da una visione di camere e pareti, di una casa sepolta, di finestre grandi, specchi velati, ritratti in cornice, paesaggi triestini. Non scene immobili, ma un fluttuante transito di ombre e di corpi. E' la zona dei sogni. E qui la scrittura di Rosso si fa arcana, come se risalisse dal fondo di un pozzo, da ruderi di sfingi . . .


Vi sono state recensioni di Lorenzo Mondo, Mario Lunetta, Geno Pampaloni, Stefano Giovanardi, Ferdinando Camon, Walter Pedullà, Cesare De Michelis, Ivo Prandin, Carlo Sgorlon, Alessandra Truzzi, Giuseppe Amoroso, Giampiero Cinque, Francesco Mannoni, Claudio Toscani, Francesco Licinio Galati, Andrea Zambotto, Fulvio Panzeri, Dante Maffia, Carlo Castellaneta, Inisero Cremaschi, Alfredo Barberis, Maurizia Veladiano, Alessandra Truzzi, Rufus S. Crane dell'Università dell'Oklahoma (Usa).


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