Alcune parti dell’intervento della prof.ssa
Franca Angelini – che insegna alla ‘Sapienza’ di Roma Letteratura Teatrale Italiana.
Pronunciato a Venezia alla presentazione del volume su
Carlo Goldoni.
Vorrei
dire due parole sui teatri nazionali di oggi : sono assolutamente
d’accordo con la tesi che né Milano, né Roma sono le vere
sedi dei teatri nazionali, perché sono convinta che esse sono
napoletane e un primo luogo veneziane. Anche per quanto è stato
detto sui teatri moderni e su quelli contemporanei: se pen
siamo alla fondazione della Fraternal
Compagnia, al teatro professioni-stico“degli
attori”, alla Commedia dell’Arte, e ai primi teatri a pagamento,
possiamo ben dire che Venezia è la sede della nascita del teatro
moderno italiano. Però poi mi chiedo se Goldoni sia ben messo nel
teatro moderno, in quanto sono convinta che con Goldoni comincia il
teatro contemporaneo. Cioè il teatro che arriva ai nostri
giorni, diciamo il teatro “da Carlo Goldoni a Renzo Rosso”. Da Goldoni,
per i suoi personaggi, per i grandi caratteri, e per il suo sguardo
aperto al mondo, alla società. Uno sguardo grottesco, allegro,
leggero ma anche duro, con i suoi chiaroscuri. Con lui dunque comincia
la vicenda del teatro italiano che si protrae sino ai nostri giorni.
Altrove approda a Beckett e a Pinter, da noi approda a Renzo Rosso. Mi
è capitato di vedere recentemente a Roma il suo L’imbalsamatore e sono rimasta molto impressionata
dalla sua forza metaforica, dalla capacità di non distogliere lo
sguardo da quello che succede oggi, di non far finta di niente. E tutto
questo con un grottesco un po’ clownesco, un po’ espressionista, con
degli aspetti molto divertenti, e nello stesso tempo amari e durissimi.
Come una specie di Bacon del teatro, perché a un certo punto il
corpo imbalsamato di Lenin si sfascia, va in mille pezzi, come se fosse
un quadro di Bacon che si vede dal vivo, sul palcoscenico.
Questo nostro drammaturgo insomma ci parla di Goldoni : è naturale che il massimo dell’interesse in questo volume sia proprio in questo incontro, in questo corto circuito, di un’epoca lunga che, appunto, io voglio chiamare teatro contemporaneo…...La parte introduttiva comprende anzitutto un ritratto di Goldoni, e devo dire che il disegno sul suo carattere mi ha molto impressionato, è il punto centrale del lavoro dello scrittore triestino. Un ritratto di Goldoni che egli costruisce traendolo fondamentalmente dai suoi Memoires. Però, diversamente da come si è fatto fino a poco tempo fa, prendendo le Memorie come oro colato o rifiutandole perché contenevano delle imprecisioni, per Rosso, e per me, i Memoires sono un libro impressionante, un’autobiografia romanzata, un documento che è anche un esempio di come si costruisce un’autorappresentazione selezionando continuamente il materiale del passato con una dose nutrita di dimenticanze, offuscando o mettendo in ombra episodi e rapporti umani o professionali che a lui, vecchio e quasi morente, dispiace mettere in questo suo monumento scritto per la posterità…….Questo saggio di Renzo Rosso si distingue anche per un motivo evidente : è scritto molto bene. Non tutti i professori sanno scrivere così. E’ scritto con l’efficacia, la pertinenza, la semplicità di un narratore, e di un drammaturgo. E’ un saggio che si legge con molto piacere senza che si perda mai per un istante la tenuta fortissima del discorso critico. Nella prima parte, la vita. Nella seconda parte, l’organizzazione delle commedie, il Goldoni teatrante. Nella terza le considerazioni sulla lingua di Goldoni……. E qui Rosso dice giustamente che il veneziano di Goldoni non è un dialetto, ma una lingua. Non ha accentuazioni, compiacimenti dialettali, ma è comprensibilissima, di amplissima comunicazione… Io sono del parere di Renzo Rosso sulla partenza di Goldoni per Parigi. Fu un disastro: Goldoni vi è andato con delle illusioni, tutte infrante quasi subito. Due anni dopo, allo scadere del contratto, Goldoni vorrebbe tornare, ha nostalgia di Venezia ma si accorge che non ci sono soldi per lui. Così resta a Parigi, stoicamente. Rosso dice una cosa molto bella a proposito della terza parte delle Memorie: via via che Goldoni diventa un cortigiano sparisce come persona, fa di se stesso un cliché. Anche questo è geniale: far capire che quando luidiventa un cortigiano non è più lui.
(Questo
è il destino tragico di molti artisti italiani costretti
all’esilio e che, nell’esilio, hanno cercato di sopravvivere nel modo
migliore)…….