Sopra il Museo della Scienza


museoscienza.jpgEd.Feltrinelli. Ha ricevuto il Premio Sila 1967 per la narrativa; la giuria era composta da Giuseppe Ungaretti (presidente), Luigi Baldacci, Carlo Bo,  Michele Cozza, Raffaele Cundari, Enrico Falqui, Antonio Guarascio, Mauro Leporace,  Walter Pedullà, Ernesto Pontieri, Aurelio Roncaglia, Giuseppe Selvaggi.

La motivazione di Walter Pedullà ... .Legittimamente questi tre lunghi racconti possono essere letti come tre sezioni di un unica storia, con quel personaggio di Paolo Corvini che torna in ognuno di essi, ora come reduce da un campo di prigionia militare allegro e smanioso di vivere, ora come intellettuale politicamente ingaggiato nello schieramento progressista, e infine deluso e risentito spettatore della profondamente squallida vita della capitale. Comunque lo si prenda, il libro di Rosso coglie tre momenti caratteristici ed esemplari della condizione dell' intellettuale italiano lungo la mesta parabola che lo ha portato dalle splendide speranze dell'immediato dopoguerra alla nevrotica disperazione di oggi ... ..Il primo racconto, quello intitolato Sopra il Museo della Scienza, attraverso sagacissimi movimenti strutturali e il fitto tessuto di una prosa controllatissima, dà senza dubbio il risultato più sconcertante e più complesso del volume, e realizza fra l'altro un'impresa letteraria di grande rilievo per la narrativa italiana di questi anni. Qui Renzo Rosso ha saputo esprimere con insidiosa profondità lo sgomento atroce e sfibrante dinanzi all'uso della bomba atomica, un avvenimento sentito giustamente come un terrificante salto qualitativo per cui l'uomo perde il senso della propria presenza nel mondo e fatica a contrastare l'oppressiva invadenza dell'irrazionale. Da allora è come se un verme incalzasse nella sua micidiale e irresistibile azione corrosiva sul mondo l'uomo d'oggi. Rassegnarsi, cercar riparo dall'angoscia nelle impossibili cifre della statistica, coprirsi di parole, come fa penosamente il protagonista del racconto? La scelta di Rosso è diversa, esemplare a questo come a parecchi altri riguardi. Delle parole egli non ne spreca nemmeno una: già debbono servire a una più  penetrante e meditata condizione dell'uomo d'oggi, tanto più se sono utilizzate per colpire i sempre più frequenti connotati dell'immoralità attuale: il compromesso, il fariseismo, la pigrizia intellettuale, la losca e interessata resa al più forte . . .

Ha scritto Enzo Siciliano: Renzo Rosso ha definito i suoi tre racconti raccolti in Sopra il Museo della Scienza  un romanzo incompleto e sospeso. E' vero. Essi ci appaiono come tre capitoli di una vicenda di ampio respiro, scampati a un furioso eliminare e ridurre. Tre scaglie, in cui il significato del romanzo originario viene a trovarsi condensato, baluginante. La vicenda, nella sua nudità, potrebbe essere riassunta come quella che vede rivali, sentimentalmente e intellettualmente, due fratelli. Una rivalità certo non spinta al limite di un romantico contrasto: ma risolta nel gioco lievissimo delle relazioni psicologiche positive. Paolo, il più anziano, è protettivo: ha fatto la guerra, torna a Trieste dopo la prigionia e trova Vito cresciuto. Se ne compiace, esibendo la propria virile vitalità. L'esperienza gli ha maturato  una visione  del mondo, e la offre al più giovane. Questi ha una natura affatto differente: una sensibilità accentuata, introversa. Tra i due c'è Luciana. Fidanzata a Paolo prima del richiamo alle armi, si è sposata lui assente. Separatasi quasi immediatamente dal marito, vive una vita di avventure fortuite. Eppure sotto l'apparenza della leggerezza, Luciana nasconde qualcosa di inquietante. Chi è Luciana? Se lo chiedono suo padre, gli amici; se lo chiede Vito, che nella curiosità mescola qualcosa che sfiora l'amore. Ma forse l'interesse maggiore di Vito è arrivare a Paolo, attraverso la ragazza. La disinvoltura di Paolo, il suo senso delle cose, è come se lo inchiodassero a un patema da cui cerca di liberarsi…..In Paolo il buon senso è però anche moralità, impegno. Ideale, insomma. Poi il tempo passa, e dal dopoguerra ci troviamo  nel 63, a Roma. I cambiamenti sono tali e tanti che tutto diventa irriconoscibile. L'idealità di Paolo si è nettamente politicizzata, ma la civiltà dei consumi la pone in uno stato di incessante scacco e dissoluzione. Vito è rimasto a Trieste: la lontananza geografica è forse il segno di una netta lontananza spirituale. Luciana, veniamo a sapere incidentalmente, si è uccisa.
Questa la vicenda. Ma Rosso vi ha teso sotto, per fornirle una dimensione espressivamente più ampia, lo sfondo della storia. Paolo, Vito e Luciana non recitano se stessi soltanto: recitano quel che gli eventi del mondo reale li costringono a recitare, e ne sono sostanzialmente determinati. Le riflessioni di Vito sulla bomba a Hiroshima, all'inizio della parabola, o, quelle di Paolo alla fine, sulle persecuzioni ai democratici in Spagna e l'assassinio di Kennedy, dovrebbero calibrare e caricare di significati l'incompletezza strutturale dei tre capitoli. Anzi, l'ambizione di Rosso sta proprio nel sostenere che sotto la spinta di tanto imprevedibili avvenimenti l'individualità si sgretola, la persona non sopravvive….Ma dove la sua bravura emerge in maniera singolare è nella orchestrazione dei rapporti specifici tra i personaggi. Dove tutto pare frantumato e disperso, Rosso mette in atto un sottile sistema di richiami e intrecci stilistici: e allaccia la narrazione. Il suo divertimento sta nel provocare lo scatto in piedi di un'architettura cui nessuno darebbe fiducia di stabilità. Periodi sbriciolati, illuminazioni  paesaggistiche,  1' uso sfrenato del discorso indìretto... Ti accorgì che Rosso tratta tutto questo con una sensibilità materica, come se gli organismi narrativi che ti fa scorrere davanti appartenessero ad altro che non alla sua invenzione. E lui ti dimostra la propria tattile capacità nel coordinarli, nel far prendere loro parvenze diverse da quelle che hanno per sè….
 
Su questo volume sono uscite recensioni di Mario Lunetta, Pietro Bianchi, Vladimiro Lisiani, Ferdinando Giannessi, Marcello Venturi, Francesco Bolzoni, Giuseppe Tedeschi, Claudio Carabba, Libero Mazzi, Walter Mauro, e Giuliano Gramigna.


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